Un avvocato, un tavolo e Mastro T.

Un giovane avvocato chiama perché vorrebbe far costruire un tavolo per il suo studio. Ha una vaga idea di come lo vorrebbe, mostra un’immagine. Un tavolo dal piano in vetro e la base in legno di noce. Forme geometriche e pulite, linea essenziale, elegante. Poi l’immagine passa a un designer e il tavolo prende forma.

Trasparente e solido, chissà, forse così come dovrebbe essere il rapporto tra un avvocato e il suo assistito. Vetro e legno. Da una parte l’esposizione sincera dei fatti, il racconto nudo degli eventi, la fragilità di certe emozioni; dall’altra la forza della giustizia, della ragione e della logica, di una difesa. La forza di una arringa, la sua costruzione lineare, le sue parole semplici e chiare, beninteso, non sciatte, anzi precise ed espressive.

Chissà se dietro alla scelta o al progetto di un tavolo può esserci tutto questo. Chissà.

 

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Una metropoli ad agosto | Mastro T in trasferta

 

Quartiere Borgo Pio. I crocifissi e gli abiti talari in mostra, i collarini dei preti, i sandali francescani con i calzini, le suorine in fila, i veli all’aria e le tonache svolazzanti. Tanti colori quanti sono gli ordini.

Afoso, maleodorante, vuoto. Il caldo che ti si appiccica addosso, il tanfo di urina che ti toglie il respiro, i sacchi di immondizia abbandonati davanti ai cassonetti. I bar sotto sequestro, la diffidenza, i soliti molestatori.

Se non fosse per le strade vuote e per i parcheggi liberi, se non fosse per i sorrisi di Ahmed e la birra delle sette, per i tramonti lungofiume, per le premure di una zia cara, se non fosse per gli spettacoli di rara bellezza che ti regala a ogni angolo, lavorare a Roma ad agosto sarebbe insopportabile. Sarebbe meglio anna’ “tutti ar mare a mostra’ le chiappe chiare co’ li pesci in mezzo all’onne“.

 

 

 

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La vita di una quercia | Mastro T, il legno di quercia, un tavolo e una libreria

“Avrei bisogno di un tavolo e di una libreria”, così esordisce un cliente in un pomeriggio qualsiasi, “ma vorrei utilizzare il legno di una vecchia trave senza lavorarlo troppo”.

Legno di una quercia locale, tarlatissimo; chissà quella quercia in quale campo avrà fatto ombra, a quanti uccelli avrà offerto riparo e quanti maiali avranno mangiato le sue ghiande. Chissà di cosa è morta e chissà quanti picchi saranno rimasti senza nido dopo la sua scomparsa. Come sarà diventata una trave? avrà sostenuto un solaio o un tetto?, di quanti schiaffi e tradimenti, baci, estasi, manie, carezze e confidenze sarà stata testimone? Chissà se avrà sentito le pareti tremare, se si sarà schiantata sul pavimento insieme al tetto o al solaio, o se invece avrà resistito alle scosse, al peso, al tempo. Chissà.

Comunque, nonostante gli anni e le metamorfosi, quella quercia vive ancora; grazie a chi ha deciso di non dimenticarla.

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La casa, una cucina e Mastro T

 

 

Essere a casa, sentirsi a casa, tornare a casa. La casa non è solo un’abitazione ma è un luogo dove ci rifugiamo per star bene, per riposarci e rilassarci, per condividere momenti piacevoli insieme alle persone care. La casa ci offre, sì, riparo ma anche asilo.

Per questo avere la possibilità di costruire e arredare una casa che rispecchi la nostra personalità e soddisfi le nostre esigenze è importante, perché la casa non ci dia un senso sgradevole di estraneità e freddezza e ci faccia invece sentire a nostro agio.

Nelle foto potete vedere una delle tante cucine che Mastro T può realizzare per voi: una cucina componibile resistente e funzionale, in legno di abete massello realizzata con incastri, senza viti né chiodi. Le guide dei cassetti sono di legno e le cerniere degli sportelli sono a vite. Il top e il lavello sono di graniglia. Uno dei moduli è estraibile per offrire un ulteriore piano d’appoggio o da lavoro, e una volta trasformatosi in un’isola mostra un portariviste sul retro e due utili nicchie ai lati.

Questo è un progetto nato dalla collaborazione di Mastro T, Armoni Design e Grandinetti ed è solo uno dei mille progetti possibili. Se a mancarvi non è il progetto ma un falegname, chiamate Mastro T e il vostro sogno diventa realtà. Se invece avete solo una vaga idea di cosa desiderate, chiamate comunque Mastro T: due teste ragionano meglio di una e in poco tempo otterrete la chiarezza di cui avete bisogno. E se avete solo esigenze? Mastro T è in ogni caso a vostra disposizione per soddisfare le vostre richieste e accontentare il vostro gusto.

 

 

 

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Lei, lui e il noce | Il noce, Mastro T e una libreria.

 

Doveva essere solo una vacanza, invece fu un viaggio destinato a cambiare i connotati della sua quotidianità. Lei era ancora una ragazza quando dalla gigantesca Londra finì in un piccolo centro dell’entroterra marchigiano, lì decise di restare e di mantenersi insegnando la propria lingua. Affittò una casa in campagna ricoperta dall’edera e ogni giorno scarrozzava con la sua Cinquecento rossa su e giù per la collina per andare in paese. Una volta si presentò un coetaneo che voleva perfezionare il suo inglese e poco dopo quel suo studente divenne suo marito. Poi arrivarono due bambine. La famiglia si comprò la casa con l’edera e all’ombra di un noce trovava riparo dalla calura godendosi la quieta estiva.

Un noce imponente ma vecchio, dal tronco ricurvo. Arrivò il momento in cui dovettero abbatterlo, tuttavia decisero di non disfarsene. Del noce restarono solo delle tavole lasciate al sole e al gelo, una stagione dietro l’altra fin quando…

…fin quando la coppia pensa bene di farle entrare in casa. Allora interviene Mastro T che prende le tavole, le seleziona, le lavora e infine le unisce una all’altra soltanto tramite legature e incastri eseguiti a mano.

Il fu un noce. Ora è una libreria.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mastro T, un filo della fune | Spazio 361 e Wood About

Qualche anno fa era solo un sogno, ora è una realtà.

Il sogno era quello di un luogo dove potessero riunirsi diversi professionisti in modo che potessero scambiarsi conoscenze, strumenti e competenze. Era di un laboratorio in fermento condiviso da artigiani e creativi dove non ci fossero confini (se non quelli legali), dove la convivenza non fosse regolata dalla concorrenza ma dalla collaborazione e dal rispetto. Era di uno spazio vivo e solidale.

Il sogno si è trasformato in realtà quando è stato inaugurato lo Spazio 361. Non che sia stato facile. Il saper convivere presuppone il desiderio di voler conoscere l’altro, la capacità e la volontà di mettersi nei suoi panni, di guardare anche dal suo punto di vista per imparare, una volta ritornati al proprio posto, ad andargli incontro. Convivere significa mettersi di continuo in discussione ed è faticoso, talvolta snervante. La sensazione può essere quella della perdita di libertà e di identità, subentra la paura, anche la paura di restare fregati. Convivere presuppone fiducia nell’altro.

Ecco, Spazio 361 è nato grazie a un atto di fiducia rinnovata giorno dopo giorno non solo attraverso momenti di condivisione e amicizia ma anche tramite scontri e momenti di difficoltà, di disagio superati con il dialogo.

Wood About è, sì, un marchio ma soprattutto è il frutto di questa sinergia, è un atto creativo inclusivo, è la dimostrazione che quando i fili si intrecciano a formare una fune sono molto più forti.

Gli artefici di Wood About parteciperanno al Toc Festival di Tolentino. Quale migliore occasione per conoscerli di persona?

 

 

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Un mobile è un mobile | Totò, Mastro T e ‘a livella

Quando un mobile o degli oggetti abbandonati a loro stessi in cantine polverose o ammassati in discariche affollate di moribondi e cadaveri meritano di essere recuperati? Esiste un criterio per decidere se lasciarli al loro destino oppure riportarli alla luce e restaurarli? E come si deve comportare un restauratore? Un mobile è un mobile o ci sono mobili e mobili?

Forse le risposte possono essere diverse, dipende dalla persona cui ponete la domanda. Forse, come sempre, è una questione di punti di vista. Ma per Mastro T non ci sono dubbi. I motivi che spingono a voler togliere la polvere da un mobile, a toglierlo dalla strada o a riportarne a casa uno trovato chissà dove sono sempre personali e validi. E una volta salvato, applica il principio della livella: un mobile è un mobile e tutti devono essere trattati allo stesso modo.

Questa è la storia di un vecchio banco da falegname, salvato da un ingegnere che se ne è innamorato e restaurato da Mastro T:

 

 

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